Al di Là della grande distribuzione
2023-05-10
Sostenuta da enormi capitali e spinta da pubblicità in onda 24 h su 24 il sistema della grande distribuzione è presentata come una scintillante forma di progresso, conveniente per le persone e addirittura sostenibile per l’ambiente.
Ma è sufficiente porsi qualche domanda per bucare la fragile apparenza mediatica e scoprire che tale sistema è basato sul controllo e manipolazione delle sementi, sulla standardizzazione dei raccolti, sull’ ipersfruttamento del suolo attraverso l’uso massivo della chimica agricola, sull’inumano sfruttamento degli animali, sullo sfruttamento del lavoro, sullo sfruttamento e impoverimento dei paesi meno sviluppati, sui trasporti a lunga distanza e sulla trasformazione industriale dei raccolti.
Insomma, ciò che viene presentato come utile e benevolo per l’uomo è in realtà tossico e completamente insostenibile per la Natura.
La grande distribuzione è un sistema che resta in piedi grazie ai finanziamenti pubblici, pagati da tutti noi, e al controllo delle masse attraverso i media.
Il tutto spinto dalla cultura dei prezzi bassi, insegnataci in oltre 50 anni di consumismo. Spendere poco per il cibo ma a quale reale prezzo? Beh sicuramente di salute: ormai quasi tutte le persone soffrono di importanti carenze alimentari che provocano seri danni a lungo termine dati da cibi raffinati di bassa qualità, pieni di zuccheri, conservanti e agenti chimici. Ciò che troviamo sugli scaffali dei supermercati è per lo più cibo impoverito delle sostanze nutrienti fondamentali e i territori sui quali è coltivato umiliati e compromessi da colture intensive, uso sistemico di pesticidi ed OGM. Per non parlare dei poveri animali, costretti a milioni in allevamenti intensivi tra indicibili torture e sofferenze, autentica vergogna del genere umano della quale si continua a parlare troppo poco.
L’apparente abbondanza sugli scaffali dei supermercati nasconde un enorme impoverimento su tutti i livelli: nutrizionale, ambientale, energetico oltre che sociale, culturale ed umano.
È davvero necessario tornare al piccolo produttore artigiano, colui che mette amore e passione nella cura delle terra e che vive in simbiosi con essa, allontanandoci dagli spot pubblicitari che tentano di farci credere che anche la multinazionale ha la stessa cura e lo stesso amore, perché davvero non è cosi.